Sunday, September 05, 2010
   
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I metodi di datazione - I Parte

Oscar Montelius ne ritratto di Emrik Stenberg - Fonte WikipediaDatare correttamente i manufatti archeologici è il primo essenziale passo per uno studio corretto delle civiltà del passato. Anche per i semplici curiosi di archeologia è importante, oltre che appassionante, conoscere come e perché un oggetto esposto in una bacheca di un museo sia stato attribuito ad un dato periodo. Una conoscenza di base dei principali metodi di datazione può dunque permettere di avvicinarsi con una consapevolezza maggiore all’affascinante mondo dell’archeologia.
Già durante lo scavo è possibile mettere in ordine cronologico i reperti ritrovati semplicemente ordinandoli in base alla successione degli strati archeologici: partendo dai manufatti presenti negli strati più profondi (quindi più antichi) fino a quelli negli strati più superficiali, ovvero i più recenti.

L’ordine così ottenuto è detto quindi "relativo" perché ogni manufatto è più o meno antico in relazione agli altri.

Tipologia e cronologia

Il secondo passo che deve compiere l'archeologo è quello della classificazione tipologica dei manufatti. Prima di tutto occorre riconoscere gli oggetti e dividerli a seconda dell'uso, del materiale, della forma, delle dimensione, delle decorazioni, ecc. Formano un tipo i manufatti che condividono un complesso di caratteristiche essenziali, cioè che ci informano sul come e sul perché quegli oggetti sono stati fabbricati.

Immaginiamo, ad esempio, di dover definire il tipo "bicicletta", faremo rientrare in questa classificazione i mezzi di trasporto che mostrano un telaio, due ruote un manubrio ed una catena, escluderemo i mezzi con un motore, o quelli con più di due ruote come i tricicli e potremo definire dei "sottotipi" in base, ad esempio, alla forma del telaio, al tipo di battistrada, alla funzione, arrivando a distinguere tra bici da corsa, mountain bike, bici da uomo, da donna ecc.

Altre distinzioni sono possibili in base ad elementi ancora più specifici e ci permettono di creare delle classificazioni "tassonomiche" simili a quelle che troviamo per gli animali e le piante.

A questo punto si può costruire una cronologia relativa, decidendo in che ordine si succedono i vari tipi, determinandone così l'evoluzione.
Se si dispone di notizie sufficienti sui ritrovamenti, sugli strati in cui sono stati rinvenuti e, magari, su eventuali ritrovamenti di quei "tipi" in contesti chiusi (ambienti sigillati e databili con certezza, poiché gli oggetti vi sono stati deposti nello stesso momento, come tombe, relitti, ripostigli ecc.) il gioco è (quasi) fatto.

In caso contrario si può proporre una successione cronologica basandosi sul presupposto che, generalmente, l'evoluzione procede dalla forma più semplice a quella più complessa e talvolta gli oggetti più recenti conservano tracce di parti che, un tempo funzionali, hanno perso col tempo la funzione pratica e sono diventate semplici ornamenti.

Il concetto di evoluzione tipologica sebbene sia utile per restringere l'ambito temporale di oggetti privi di contesto (vale a dire ritrovati al di fuori di ambiti databili anche solo in maniera relativa), presenta alcune mancanze e non è sempre applicabile.


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