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Quando parliamo di astrattismo e realismo nell’arte preistorica del Sahara, ci ritroviamo in un mondo che nel suo complesso di opere, graffite e dipinte, abbraccia un arco di tempo di diverse migliaia di anni, ed in un tempo lontano da periodi storici, dove viene a mancare del tutto la possibilità di rifarsi a notizie, scritte o trasmesse oralmente.
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Pertanto privi di qualunque testimonianza che possa dare un’ indicazione su ciò che l’arte delle antiche popolazioni del Sahara rappresenta, sorgono grosse difficoltà interpretative. A queste difficoltà si unisce la tendenza della nostra cultura, ad interpretare le immagini secondo stereotipi moderni, che spesso nulla hanno a che fare con quelle che potrebbero essere i possibili significati originali. L’ambiente che ci circonda composto da una moltitudine di componenti, con altrettante variabili sociali, economiche, etiche, politiche, religiose, spirituali, fisiche, che sono diversificate da società a società, ed anche nell’ambito di una stessa cultura, nel singolo individuo lascia profonde tracce nel modo di vedere e interpretare l’arte e le raffigurazioni. L’interpretazione dei significati precisi e definiti di una scena, dei movimenti di una figura, della figura stessa, quindi “…dovrà essere vista come strumento tanto inevitabile quanto soggettivo, strettamente legato alla cultura di colui che l’immagine osserva e definisce” ( F. Mori 1998).
Di certo resta il fatto che a distanza di migliaia di anni dalla realizzazione delle espressioni dell’arte rupestre del Sahara, è impossibile rientrare in possesso della decifrazione di tali espressioni. Attraverso l’Etnografia Preistorica ed il lavoro di studiosi si possono trarre delle indicazioni, che evitano di affrontare le interpretazioni culturali dell’arte rupestre del Sahara secondo quelle della società moderna, in particolare di quella occidentale. Partendo dalla constatazione che l’Africa è stato un continente in grado di produrre autonomamente cultura, il Sahara, a sua volta è stato una regione che nell’arco di alcuni millenni fu luogo di tali e tante idee e fermenti culturali, da poter essere considerato la culla dell’espressione artistica dell’uomo, che in quel momento acquisiva piena coscienza di se stesso, del mondo che lo circondava, e di un mondo sovrannaturale che lo legava a questo.
Partendo dal fatto che i punti di riferimento per l’interpretazione sono pochi, vi è la necessità di non avventurarsi in ipotesi interpretative che possono finire per essere grossolanamente errate, ma di cogliere quegli indizi lasciati da alcuni autori e studiosi. L’aspetto significativo è quello di ricercare attraverso l’arte, lo stato culturale di una popolazione antica, il livello raggiunto nel processo di adattamento all’ambiente che lo circondava, anche attraverso altre interpretazioni, come può essere il confronto con opere meno antiche, ma con un sicuro codice di decifrazione, o con confronti etnografici con popolazioni attuali, ferme allo stesso livello di vita. Ciò ci permetterebbe di lasciare spazio alla infinita gamma del possibile, senza fermarci a certezze, che finirebbero per essere una pura interpretazione personale di un mondo tanto lontano nel tempo, ma anche spiritualmente tanto diverso, e tentare di comprendere ciò che l’insieme delle opere e delle varie fasi, potevano trasmettere in un linguaggio non intenzionale.
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