I "paesaggi genetici" dell'Europa
L’Europa è il continente con il maggior numero di informazioni genetiche, ma è anche il meno facile...
Il colore del potere, il porfido
Il porfido è una roccia effusiva paleovulcanica, derivata da magmi generalmente acidi, con struttura...
Le teste Rotonde del Sahara. Realismo e astrattismo
Quando parliamo di astrattismo e realismo nell’arte preistorica del Sahara, ci ritroviamo in un...
Sulle tracce del "ramo d'oro", il santuario di Nemi
“C'era un albero da cui non era lecito spezzare alcun ramo. Soltanto uno schiavo fuggitivo, se ci...
Le Teste Rotonde del Sahara
Lo stile delle Teste Rotonde, è riconoscibile esclusivamente in un’area ben precisa del Sahara...
Libia. Sulle tracce dei coloni greci
Ciò che convinse i coloni greci di Thera, nel VII sec. a.C., e prima ancora i fenici, a fondare...
L’arte del Sahara preistorico
Il Sahara per chi lo visita, è un luogo di grande fascino, ma allo stesso tempo incute timore. L...
I metodi di datazione - I Parte
Datare correttamente i manufatti archeologici è il primo essenziale passo per uno studio corretto...
-
I "paesaggi genetici" dell'Europa
-
Il colore del potere, il porfido
-
Le teste Rotonde del Sahara. Realismo e astrattismo
-
Sulle tracce del "ramo d'oro", il santuario di Nemi
-
Le Teste Rotonde del Sahara
-
Libia. Sulle tracce dei coloni greci
-
L’arte del Sahara preistorico
-
I metodi di datazione - I Parte
“C'era un albero da cui non era lecito spezzare alcun ramo. Soltanto uno schiavo fuggitivo, se ci fosse riuscito, poteva spezzarne uno. In questo caso egli aveva il diritto di battersi col sacerdote e, se l' uccideva, regnava in sua vece col titolo di re del bosco, rex nemorensis”. Così l’antropologo scozzese sir James Frazer (Glasgow, 1º gennaio 1854 – Cambridge, 7 maggio 1941) descriveva nella sua fortunatissima opera “Il Ramo d’oro” (The Golden Bough, scritta tra il 1890 e il 1915) il rito di passaggio che si svolgeva sullo sfondo dell’antichissimo santuario di Diana.
Ora la leggenda del “ramo d’oro” che appunto ispirò il titolo della monumentale opera di Frazer sembra farsi più reale dopo un’importante scoperta archeologica compiuta sulla riva settentrionale del lago, lo “specchio di Diana”, dall’equipe guidata dall’archeologo Filippo Coarelli. A darne notizia è stato il quotidiano La Repubblica. Le indagini archeologiche hanno messo in luce un recinto quadrato, che custodiva al suo interno un vaso piantato nella terra, che secondo Coarelli potrebbe essere “l' alloggiamento dell'albero fra i cui rami ce n'era uno che un'altra leggenda racconta fosse d'oro e avesse un potere speciale”.
Un mito che Frazer narrò nella sua bibbia antropologica, un’opera che passa dalla magia alla scienza, alla ricerca delle origini sacrali della regalità. Una straordinaria rassegna di tradizioni, folkolore, leggende e miti che lo studioso di Glasgow raccolse dalle più diverse culture del mondo, realizzando un compendio che secondo il giornalista britannico Henry Noel Brailsford ha contribuito a formare il pensiero del Novecento. Giudizio non condiviso dal filosofo viennese Ludwig Wittgenstein: "Frazer è molto più selvaggio della maggioranza dei suoi selvaggi, perché questi non potranno essere così distanti dalla comprensione di un fatto spirituale quanto lo è un inglese del ventesimo secolo. Le sue spiegazioni delle usanze primitive sono molto più rozze del senso di quelle usanze stesse". Eppure il libro ha esercitato ed esercita un fascino straordinario: solo per fare un esempio nel film Apocalypse Now di Coppola sul tavolo del colonnello Kurtz (Marlon Brando), prima che venga ucciso, si vede una copia de "Il ramo d'oro".
Un po' di storia. Il tema centrale dell’opera di Frazer è la figura del rex nemorensis, il sacerdote di Diana nel santuario di Nemi, il cui culto era già reputato antico da Catone nelle sue Origines. Secono la tradizione venne fondato da Manio Egerio di Ariccia o Egerio Bebio di Tuscolo, dittatore latino, su preciso incarico della Lega Latina, che riuniva le città di Tuscolo, Ariccia, Lanuvio, Laurento, Cori, Tivoli, Ardea e Pomezia. Il tempio dunque almeno nella sua fase iniziale ebbe pure una valenza politica, in quanto sede della Lega Latina; quando questa fu sciolta, nel 338 a.C., conservò solo il suo carattere religioso, recuperando l’aspetto salutare, alla base della sua fondazione originaria. Diana veniva venerata nel suo triplice aspetto: come dea della caccia e dei boschi (Artemide – Diana), dea degli Inferi (Ecate) e infine come protettrice dei parti (Lucina). Alle idi di agosto si celebrava la sua festa con riti particolarmente complessi
Per Frazer il rex agiva sulla natura e sulla fertilità per i suoi poteri simpatici, propri cioè della magia simpatica, vale a dire di una magia che riesce a stabilire legami con le cose per omeopatia, similitudine (come nel caso dei riti vodoo) o contagio (due cose in contatto fra di loro continuano ad avere un influsso l'una sull'altra anche dopo essere state separate) e ha un ruolo sociale fondamentale per la comunità che vi circola attorno. Per difenderne l'integrità fisica essa ha stabilito un sistema di tabù finalizzato a proteggerlo, mentre l'integrità spirituale viene garantita dal trasferimento simbolico in un'anima esterna (il ramo d'oro). Al sopraggiungere della decadenza fisica del re mago, non più adatto al suo ruolo sociale, la successione, come detto, viene determinata dall'uccisione rituale del rex nemorensis da parte di uno sfidante, che lo deve uccidere in duello dopo aver spezzato il ramo del boschetto di Diana.
“In questo rituale – spiega Coarelli - si riconosce una struttura primitiva che richiedeva al re, capo militare oltre che politico e religioso, straordinaria efficienza fisica. Il duello serviva a confermarla e qualora questa fosse venuta meno, il re era destinato a decadere e morire». Il recinto del “ramo d’oro” non è che l’ultima di una serie di scoperte condotte in questo luogo un tempo sacro.
Le ricerche. Gli scavi condotti dal 1989 da Coarelli, con Giuseppina Ghini e Francesca Diosono, hanno portato in luce il tempio principale e tutta una serie di elementi che hanno arricchito la conoscenza di uno dei più antichi e grandi santuari laziali. In un varco che interrompe la cinta delle mura gli scavatori hanno identificato una fontana, una cisterna e un ninfeo. Una scoperta di una certa importanza potrebbe essere poi quella di quattro colonne attribuibili ai resti di un portico. Potrebbe trattarsi dell’intervento che l’imperatore Adriano (117-138) compì nel 123 a Nemi, come ricorda un’iscrizione che attesta una “liberalità” del princeps nei confronti del santuario.
Il ramo d'oro. Infine da ultimo il recinto. «Abbiamo scavato per mesi, dovevamo togliere enormi blocchi di lava», racconta Coarelli. «La posizione ci diceva che doveva esserci un edificio sacro. Ma venivano fuori solo tantissimi cocci di ceramica, di natura rituale e votiva». Tutto inutile? Mai dire mai con l’archeologia, che raramente trova ciò che cerca. La prima sorpresa arriva dai cocci: risalgono alla media età del bronzo, fra il XIII e il XII secolo a.C., molto più antichi del santuario, la cui storia monumentale inizia solo nel III secolo a.C. E poi il non trovato: un vuoto intenzionale, come se esistesse un divieto a costruire, forse per ragioni sacre, per non incorrere nell’ira degli dei.
Coarelli riprende in mano Frazer, confronta le descrizioni dell’antropologo con le fonti letterarie antiche (come Ovidio) e quanto vedono i suoi occhi di archeologo. Da qui l’ipotesi audace: siamo nel bosco dove si svolgeva il rituale del rex nemorensis e il recinto è il luogo che ospitava l’albero sacro di Diana, l’albero del ramo d’oro. Un culto che sembra perdersi in un remoto passato, dove la storia si confonde e si mischia con il mito. E che sembra esercitare ancora il suo fascino: ci sarebbero state strane incursioni notturne, racconta Coarelli a Repubblica. Su una pietra è stata lasciata una mela circondata da ricci di castagne. Misteriosi adoratori di Diana forse? Sono le molte domande che circondano questo luogo magico. Perché a Nemi di misteri ce ne sono molti.
Un misterioso rex. Vogliamo raccontare un’ultima storia, che vede protagonista ancora un rex. Abbiamo visto come Adriano abbia fatto un dono al santuario, forse il portico di cui si è detto. Nello stesso testo si parla di una precedente dedica, fatta a nome di un certo rex Darius. Un personaggio che ha dato molto filo da torcere agli studiosi nel tentativo di identificarlo con sicurezza. Chi era costui? Nel 1931 Lucia Morpurgo pensava fosse un rex nemorensis, che avrebbe assunto il nome di Darius, dopo essersi “sbarazzato” del rivale. Il giallo del rex oggi sembra aver trovato una soluzione: potrebbe essere un sovrano orientale che si trovava a Roma durante la prima età imperiale.
I candidati più plausibili sono due: il figlio di Mitridate Eupatore del Ponto, che fu condotto a Roma, in veste di ostaggio o di prigioniero da Pompeo nel 65 a.C., o con tutta probabilità il figlio di Artabano III, re dei Parti, inviato a Roma, come ostaggio, sia durante il principato di Tiberio che quello di Caligola In quest’ultimo caso preziosa sembra essere una notizia ricordata ancora da Svetonio: Artabano avrebbe fatto parte del seguito dell’imperatore nel suo soggiorno nemorense. Le ricerche a Nemi, tra magia, strani riti e antiche leggende sono ancora in corso. Ma a metterle a rischio non sono gli dei o qualche rituale pagano, quanto piuttosto ragioni assai più terrene, la mancanza di fondi: “La nostra ricerca è appesa a un filo” confessa Coarelli. Speriamo che la parche non decidano di tagliarlo.
Condividi

Ancient News
Trentino, scoperto accampamento di cacciatori preistorici
Una comunità familiare di cacciatori nomadi che aveva stabilito il proprio campo sill'altopiano di Folgaria, nella località di Palù Echen. Il sito, databile tra 11mila e 12 mila anni fa, è venuto alla luce grazie a scavi condotti dalla sezione di Paleontologia umana e preistoria del museo Tridentino...
Read More...I chirurghi del Mar Nero, trovati bisturi di 4mila anni fa
La chirurgia al cervello si praticava già all'inizio dell'età del bronzo (4mila anni or sono). Lo conferma il ritrovamento, a Ikiztepe, sul Mar Nero in Turchia, di bisturi in ossidiana e di numerosi teschi con segni e cicatrici. "Abbiamo trovato - spiega il direttore degli scavi Onder Bilgi su...
Read More...Il cammeo di Cupido
La scoperta degli archeologi isrealiani nell'area archeologica della città di Davide, nella parte vecchia di Gerusalemme. Il reperto si data ad epoca romana e reca l'immagine del dio dell'amore. Il ritrovamento è avvenuto durante lo scavo di un parcheggio
Read More...Articoli
I "paesaggi genetici" dell'Europa
L’Europa è il continente con il maggior numero di informazioni genetiche, ma è anche il meno facile da interpretare in base agli alberi filogenetici. Deve la sua prima caratteristica al gran numero di università e di laboratori medici per chilometro quadrato ed al grande interesse per i problemi...
Read More...Il colore del potere, il porfido
Il porfido è una roccia effusiva paleovulcanica, derivata da magmi generalmente acidi, con struttura porfirica, vale a dire caratterizzata dalla presenza di grossi inidividui cristallini, detti fenocristalli. Il porfido nel mondo antico era conosciuto dai Romani come porphyrites, mentre i Bizantini...
Read More...Le teste Rotonde del Sahara. Realismo e astrattismo
Quando parliamo di astrattismo e realismo nell’arte preistorica del Sahara, ci ritroviamo in un mondo che nel suo complesso di opere, graffite e dipinte, abbraccia un arco di tempo di diverse migliaia di anni, ed in un tempo lontano da periodi storici, dove viene a mancare del tutto la possibilità...
Read More...
Newsletter
Bookshop
-
La tragedia greca. Origini, storia e rinascita Giorgio Ieranò Prezzo di copertina: € 14,50...
-
Roman Legionary Fortresses 27 BC-AD 378 Duncan B. Campbell Prezzo: € 16,31 Formato: Paperback ...
-
Augusto e il suo tempo Werner Eck Prezzo di copertina: € 11,50...
-
Lo scudo di Achille. Idee e forme di città nel mondo antico Domenico Musti Formato: Brossura Pagine:...
- 1
- 2
Ancient Social
Sintonizzati sui Feed di Ancient
Ancient Job
-
Stintino tra terra e mare Il territorio di Stintino (Ss) dall’epoca preistorica alla...
-
Genova, IV Convegno nazionale di archeologia subacquea Scavi, scoperte, nuovi studi e ricerche, navigazione antica,...
-
Siena, master in Engineering Geology La figura dell'Engineering Geologist riveste un ruolo sempre...
-
Master in "Tecniche geoarcheologiche per la conoscenza, tutela e gestione del patrimonio culturale" Il master si propone di formare nuove figure professionali in...
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6












