Wednesday, September 08, 2010
   
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Le Teste Rotonde del Sahara

Stile delle Teste RotondeLo stile delle Teste Rotonde, è riconoscibile esclusivamente in un’area ben precisa del Sahara centrale, che ingloba il Tassili N’ajjer( Adjefou, Aovernhek, Initinen, Jabbaren che in lingua Tuareg significa Giganti, Sefar, Ten Zoumailk, Tissoukai ed altri), il Tadrart Acacus (Anshal, Chrub I, Wadi Ekki, Wadi Kessan, Wadi Teshuinat, Uan Tamanat, Uan Muhuggiag ed altri), ed il Fezzan sud occidentale. Un’area, che oscilla prevalentemente tra i 1.100 ed i 1.700 metri sul livello del mare. Attualmente si presenta come un ambiente arido, con complessi rocciosi vari e spesso particolari per l’aspetto. 

In questi luoghi, su pareti di ripari naturali modellati dall’acqua e dal vento, si ritrovano migliaia di raffigurazioni policrome. I personaggi sono, frequentemente rappresentati con la testa rotonda senza i particolari del volto, ed i pochi animali rappresentati, imprecisi nelle dimensioni, sono in posizione statica. Ma le stesse figurazioni di creature con sembianze umane variano nelle proporzioni del corpo, degli arti, del capo, ed ancora presentano forme bitorzolute del corpo, quasi a rappresentare delle escrescenze, fino a possedere un indubbio surrealismo figurativo. Non manca poi la distinzione tra i sessi che avviene anche attraverso le decorazioni corporali ed è chiara la rappresentazione nel sesso femminile dei seni. Diviene invece interessante la ricerca di elementi di vestiario, con oggetti allacciati e pendenti dalle braccia e dalle gambe, ed ancora strisce di materiali adornanti il bacino quasi ad assomigliare a delle moderne minigonne, ampi piumaggi sulle spalle ed astucci fallici. In tutte queste raffigurazioni la figura umana detiene una posizione dominante, rispetto alle figure zoomorfe. Le forme , il colore, le rappresentazioni variano poi con il tempo, seguono una sorta di base stilistica, e si evolvono in stili e fasi diverse.

Per il Tassili N’Ajjer secondo Lhote, si possono individuare tre fasi, la prima composta da pitture monocrome color terra di Siena, con figure di piccole dimensioni, corpi schematici, membra lineari e teste sormontate da appendici. La seconda fase caratterizzata da pitture policrome a contorno rosso, con i personaggi senza collo e con le membra ingrossate, le gambe ravvicinate, e le ginocchia leggermente flesse. In questa seconda fase queste sono dette “Marziani”, per via dei caschi che nell’immaginario collettivo ricordano i Marziani della cinematografia degli anni sessanta. In queste raffigurazioni sono evidenti vari piani, con le dimensioni delle figure che aumentano fino al gigantismo per poi nel tempo, diminuire nelle dimensioni, passando da una serie di dettagli interni che ricordano e fanno pensare alle scarificazioni, fino a rappresentazioni di fauna molto realistiche tra cui abbonda l’antilope. La terza fase, si presenta con raffigurazioni policrome più dinamiche con bande a raggiera per rendere acconciature e maschere. Nell’Acacus, secondo Mori, si riconoscono invece due fasi (una iniziale ed una finale): nella fase iniziale si presentano pitture monocrome, rese nello stadio più antico con il solo contorno. Nella fase Finale, a pitture policrome, i personaggi sono rappresentati con il ventre pronunciato.



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