Wednesday, September 08, 2010
   
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Libia. Sulle tracce dei coloni greci

La Chiesa Orientale di Apollonnia. V secolo d.C. - Foto dell'autoreCiò che convinse i coloni greci di Thera, nel VII sec. a.C., e prima ancora i fenici, a fondare sulle coste libiche le loro nuove città fu certamente una ricchezza territoriale a dir poco accattivante e capace di possibilità di sviluppo, a livello economico e commerciale. Probabilmente è ancora lo stesso fascino che ci conduce oggi a ripercorrere le orme di quei primi uomini che fondarono su queste coste importanti città quali Cirene, Sabratha, Leptis Magna. 

 

È soltanto da pochi anni che la Grande Jamahiriya (ovvero la Repubblica Araba Libica Popolare Socialista) ha riaperto le porte al turismo, che essenzialmente è rivolto ai siti archeologici del paese e all’incantevole deserto. Con un volo diretto Roma-Tripoli, inizia il nostro tour dalla Tripolitania con le meraviglie di Sabratha, riconosciuta patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO (insieme con Cirene, Leptis Magna, Ghadames, e l’Akakus).

Sabratha
Le rovine dell’antica città romana non possono non trasmettere un’atmosfera abbagliante grazie al gioco di colori che si svolge tra l’aranciato delle rovine in pietra calcarea, la sabbia, il blu del mare e l’azzurro terso del cielo.

Particolare della scena del Teatrro di Sabratha. 175-200 d.C. - Foto dell'autoreIl percorso si articola tra le terme, il foro, il mausoleo di Bes che svetta al di sopra delle nostre teste e termina, oltre le mura bizantine, con quella che è l’attrattiva più spettacolare di questo sito, il teatro. Costruito tra il 175 e il 200 d.C., presenta ancora perfettamente visibili, grazie alla ricostruzione filologica avvenuta per volere di Italo Balbo, governatore della Libia negli anni Trenta, un frons scenae alto 25 m e diviso in tre nicchie semicircolari da un duplice ordine di colonne, differenti tra loro per tipo (tortili, scanalate, lisce), e per materiale (marmo sinodico, marmo bianco a strisce, granito nero, in successione dal primo al terzo ordine).

Incantevoli anche i rilievi che ornano il palco, tra cui spiccano le raffigurazioni delle maschere teatrali, col sorriso satirico della commedia e con la smorfia tipica della tragedia, e uno con scena di un’opera teatrale che benché non decifrata, permette al visitatore di calarsi a pieno all’interno di quelle che dovevano essere le kermesse antiche. Non risulta difficile, in questo contesto, sentire echeggiare nell’aria versi dei testi recitativi latini giunti da Roma.



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